Sushi Garden & Cigar

Nell’incantevole cornice della dimora storica di Villa de Grecis a Bari, ho trovato un angolo di Giappone in cui ho potuto gustare alcuni dei piatti tipici della cucina nipponica sapientemente preparati dagli chef di Shodai. Due nomi che sono una garanzia e che hanno dato luogo ad una fusione magica, e cioè il primo sushi garden nella città di Bari in cui è possibile anche fumare i nostri amati sigari.

I ristorante è allestito in una oasi verde in cui si vive una esperienza ovattata, lontani dalla frenesia del centro cittadino che dista appena qualche centinaio di metri dalla struttura. Il servizio impeccabile ti accompagna durante tutta la cena, il personale è sempre presente ed attento seguendoti con la massima discrezione servendoti i piatti preparati con estrema cura con prodotti freschissimi e gustosi. Il velario si presta, con la musica di sottofondo e le luci soffuse, ad una fumata degna del luogo. La mia scelta si è orientata su un Trinidad Ingenios Edicion Limitada 2007, un sigaro con qualche anno sulle spalle, ma portati benissimo ed è stata condizionata ovviamente dal pasto a base prevalentemente di pesce crudo e posso dire che è stata molto azzeccata. L’Ingenios è un Cervantes 42×167 mm, un puros in cui tutte le foglie sono cubane. Il sigaro è stato molto delicato con una evoluzione lieve, lenta e costante, con sapori leggermente amaricanti e sapidi con blandi aromi di frutta secca. La combustione è stata impeccabile e la cenere piacevolmente chiara e compatta. Sono tornato a casa estremamente soddisfatto e posso con certezza affermare che è una esperienza da provare.

Evangelista Pice

Nat Sherman, la fine di una Era!

fonte dal web




La notizia è stata annunciata in un comunicato stampa che la società non sarà più nel settore dei sigari …

Oggi, 4 agosto 2020, Nat Sherman ha annunciato che chiuderà Nat Sherman International, LLC. Cigar Business. Sia il commercio all’ingrosso che la Townhouse cesseranno di funzionare entro la fine di settembre 2020.

Nell’ottobre 2019 la società ha annunciato che stava “esplorando le opzioni per Nat Sherman International, LLC. tra cui una potenziale vendita. “

“Abbiamo lavorato duramente per trasferire con successo Nat Sherman International in una nuova casa, la pandemia di COVID-19 ha creato nuove sfide che purtroppo erano troppo grandi per essere superate”, ha dichiarato Jessica Pierucki, direttore generale, amministratore delegato di Nat Sherman. “Questa decisione non riflette in alcun modo le persone incredibili che hanno lavorato per costruire gli affari di Nat Sherman International o la qualità dei prodotti”.

“La guida di quello che è diventato l’ultimo capitolo di Nat Sherman International negli ultimi nove anni è stato l’onore di una vita”, ha dichiarato Michael Herklots, vicepresidente di Nat Sherman International. “Abbiamo raggiunto i nostri primi obiettivi di ristabilire l’eredità del business dei sigari premium di Nat Sherman International. Sarò per sempre grato a tutti i nostri dipendenti, attuali e precedenti, nonché ai nostri partner di produzione, che hanno lasciato tutto sul campo giorno dopo giorno per far crescere questo business nel corso dei nostri 90 anni di storia. Sono ugualmente grato agli incredibili rivenditori, grossisti, distributori e consumatori che hanno investito nei nostri prodotti e li hanno apprezzati. Speriamo che i nostri sigari premium vivranno negli humidor dei nostri più grandi fan e apprezzati con affettuosi ricordi per molti anni a venire. ”

Fonte: web

Quarant’anni di bollicine portate bene

Il D’Araprì Rosè dà il via alle esperienze di gusto a Cime di Web

Mettete un posto in cui ci si sente davvero a casa, una buona compagnia, una serata estiva di quelle piacevoli, non troppo calde. Condite tutto con buon cibo e bagnate con delle bollicine di qualità. Il risultato non potrà che essere un’esperienza davvero gustosa.

È quello che è successo qualche giorno fa a Cime di Web, un cooking Lab, in cui è possibile imparare a cucinare qualsiasi cosa, conoscere ricette della tradizione di questa o quella regione, ritagliarsi un momento di divertimento con gli amici ai fornelli, soprattutto un posto che si anima dell’entusiasmo e della gentilezza delle due padrone di casa, Francesca Solarino e Valeria Mannatrizio

Sono state loro ad aprire le porta di questa “cucina”, facendoci sentire come a casa, perché le anime belle, alla fine, riempiono i luoghi con la loro energia e lo avverti subito.

E se è vero che il cibo è prima di tutto condivisione, convivialità, noi lo abbiamo fatto di fronte a un tagliere di formaggi:

Camembert di capra, azienda Carozzi (Lombardia).

È un formaggio a crosta fiorita, sottile e bianca. La pasta è morbida, liscia e cremosa. Il sapore è piacevole, dolce e delicato con sfumature aromatiche. 

Blu 61 – La Casearia Carpenendo (Veneto) .

Il formaggio Blu 61 è un erborinato di latte di mucca, realizzato mediante affinamento in vino Raboso passito e mirtilli rossi.

Re Priamo – Amalattea (Sardegna).

Re Priamo, formaggio da latte di capra a coagulazione presamica, pasta cotta, di lunga stagionatura, pasta dura.

L’occasione è stata quella di conoscere uno spumante metodo classico di una cantina pugliese. Sì, di San Severo, in provincia di Foggia. Non siamo in Franciacorta e nemmeno nella zona del Prosecco, ma siamo proprio in quella Puglia che forse poco conosce anche se stessa e le sue potenzialità.

Ed è proprio questa cantina a rappresentare, oggi in Italia, un’eccellenza nella produzione di bollicine secondo il metodo classico della rifermentazione in bottiglia. Si chiama D’Araprì, dalle iniziali dei nomi dei tre soci che hanno creduto in questo progetto più di 40 anni fa. Un sogno che viaggia sulle note di quella musica jazz tanto cara ai suoi sognatori, e che ha portato, negli anni, a creare una sinfonia di spumanti molto apprezzati nel nostro Paese e non solo.

E se per le loro creazioni, i soci D’Araprì utilizzano Cuvèe di Bombino Bianco e Montepulciano, con il Sanseveria Rosè, hanno voluto azzardare con un altro vitigno autoctono, superando se stessi. E hanno dato vita a una bollicina notevole, spumantizzando al 100% uve Nero di Troia. Una follia, avrebbero pensato in molti, una piacevole sorpresa nella realtà.

Il risultato è stato presentato in una bottiglia commemorativa, che ha festeggiato l’anno scorso, i 40 anni della cantina, con uno spumante che si presenta elegante nel colore e nel fine perlage, e che si lascia bere con facilità, pur non nascondendo la sua anima vinosa e fiera.

Ad accompagnare il clima di convivialità un Hoyo de Monterrey Epicure n.2 invecchiato 5 anni. Un Robustos (50×124) che non poteva essere più azzeccato nell’abbinamento con lo spumante, un sigaro che ha offerto una fumata elegante e soave, dagli aromi delicati con una forza poco marcata adatta a seguire sempre un passo indietro il protagonista della serata. Costruzione esemplare, riempimento giustamente calibrato e aromi perfettamente amalgamati fra di loro nei 5 anni di invecchiamento, il sigaro è stato un ottimo gregario dello spumante.

Un’esperienza insolita, quella della scorsa sera a Cime di Web, insolita come rendersi conto che la Puglia è nella top ten in Italia per la produzione delle migliori bollicine con metodo classico, insolita come vedere spumantizzato un vino che per decenni è stato considerato un vino da taglio, insolita per l’accostamento a un sigaro, insolito, sì, ma possibile e in certi casi, sorprendentemente piacevole.

Carmela Loragno e Evangelista Pice

Allones n.2 EL2019

Il prossimo Agosto vedrà il lancio dell’ultima EL2019. Il Ramon Allones “ALLONES N.2” L’evento si terrà nel Regno Unito ed avrà una connotazione molto particolare a causa delle restrizioni imposte per il COVID-19, sarà in parte reale ed in parte virtuale.

Il lancio programmato da Habanos S.a. , prevede, ovviamente, la degustazione del Ramon Allones Allones No.2 EL 2019, accompagnato da cioccolatini personalizzati e Cognac Hine.

La vitola

La presenza del n.2 potrebbe indurre a paragonare il Ramon Allones EL 2019 ad altri sigari che del numero hanno fatto i portabandiera del marchio, vedi il Montecristo n.2, il Partagas P2, H. Uppmann n.2, ecc, tutti Piramides 52×156 mm. L’Allones n.2 invece mantiene il cepo (52) e la forma, ma il largo risulta essere 140 mm quindi più corto, un Campanas. Come ogni Edizione Limitata il sigaro sarà arrotolato con foglie di tabacco invecchiate almeno due anni. Il box laccato contiene 10 sigari.

Evangelista Pice

Un Montecristo a mille metri di altezza

Alla scoperta del Vin De La Neu e del Montecristo n.4.

Cosa hanno in comune la Val di Non e l’isola di Cuba? Apparentemente nulla, si potrebbe pensare: terre lontane per culture diversissime, storie che a malapena si incrociano nei destini politici del passato, climi e atmosfere che rimandano a suggestioni totalmente capovolte. Eppure, in quei quasi 9000 km di distanza, una linea sottile lega questi due luoghi dalla forte identità. È la cura e l’attenzione dedicata alle cose, è l’importanza che la terra assume nella cultura e nella tradizione popolare e che diventa sentire comune, un “sentimento sociale” potremmo dire.

Ma andiamo per ordine. Quando Evangelista Pice, appassionato di sigari e già Presidente del Cigar Club Terra di Bari per due mandati consecutivi, mi ha proposto una degustazione di vino abbinata a un sigaro, un brivido di perplessità l’ho avuto.

Forse a causa di quel purismo dogmatico che vuole che il vino debba essere “vivisezionato” più che “vissuto”, studiato più che ascoltato, come se fosse un liquido e non una materia viva.

Alla fine ho accettato l’invito, che sembrava quasi una sfida all’ascolto, ad abbandonare preconcetti di sorta per mettermi in un atteggiamento ricettivo.

Abbiamo quindi deciso di dare il via a questa esperienza e il risultato è stato quasi sorprendente.

Il vino scelto è stato il Vin de la Neu, ovvero il Vino della Neve, un prodotto da viticoltura eroica, frutto dell’impegno, di anni di studio e del coraggio da vendere di Nicola Biasi, produttore di questo straordinario vino, che a ottobre riceverà il premio come “Miglior giovane Enologo d’Italia”, durante l’importante manifestazione Vinoway Wine Selection, che premia i migliori vini del Belpaese.

Una varietà bianca di Johanniter quasi sconosciuta in Italia, costituita nel 1968 da Johannes Zimmerman presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania: un incrocio ottenuto da padre derivante da Riesling e Seyve Villard 12481 e madre da Pinot Grigio e Chasselas.

Un vino eroico, che nasce nel cuore delle Dolomiti, lì dove fino a neanche tanto tempo fa si pensava potessero prodursi solo mele e dove l’ambizione di portare la viticoltura ad alta quota era vista come una follia.

Ma come spesso accade a chi ha sogni coraggiosi e tenacia da vendere, e un bagaglio di studi e sperimentazioni non indifferente, quella sana follia si trasforma in realtà, dando alla luce una vera e propria perla italiana.

Una rarità quella del Johanniter, solo recentemente autorizzata alla coltivazione, che ha fatto nascere, a quasi 1000 metri di altezza, un vino prezioso, solo 518 bottiglie per l’annata assaggiata, quella del 2017, dal colore giallo limone con sfumature verdognole, dal sapore fruttato, con spiccate note di fiori e agrumi e, all’inizio soprattutto, quel forte cenno di idrocarburi, proveniente da matrice di Riesling, quasi a sottolineare che questo non è un bianco per tutti. Un vino elegante e di carattere, con quella sapidità che si fa apprezzare senza allontanare dalla bocca, dal naso e dal cuore i profumi di una terra meravigliosa. come la Val di Non.

E per sottolineare Il Vin de La Neu è stato scelto un Montecristo n.4, un grande classico della fumata lenta, in grado di non tradire nessuno. Una forza media per questo sigaro che, nel nome, riporta al romanzo di Dumas e alla discesa del suo protagonista, Dantès, nel suo inferno privato, prima di riscoprire il valore umano del perdono.

Soprattutto un sigaro franco, che ha saputo richiamare la mineralità del vino della neve e sottolinearne il suo bouquet floreale ed erbaceo con una palette aromatica e “piccante”, sempre diversa nei vari momenti della fumata e della degustazione.

Sigaro e vino si sono presentati all’inizio con il loro forte carattere, duellando quasi per far bella mostra di sé, per poi sciogliersi in un abbraccio evolutivo che, nel cambiamento che ciascuno di loro ha mostrato, ha saputo armonizzarli, senza spogliarli della loro identità.

Vino e sigari non solo sono possibili ma possono offrire un’esperienza nuova di “assaggio”. Un’esperienza in cui a dominare è il principio della lentezza, del riappropriarsi del proprio tempo per dare importanza ad ogni sorso o boccata, del piacere di una convivialità senza fretta, del racconto di storie e del “raccolto di suggestioni”, in un’atmosfera che basta a se stessa. Un’esperienza che ha insegnato come due terre dal sapore così diverso non sono mai state così vicine.

Carmela Loragno

1935

La linea 1935 di Montecristo celebra l’anno in cui venne creato il brand.


Fondato nel 1935 dall’asturiano Alonso Menendez e dal conterraneo Pepe Garcia, Montecristo è diventato uno dei marchi più conosciuti e sicuramente uno dei più apprezzati; questo sia per le sue indiscusse qualità, ma anche per l’iconografia a cui spesso è stato associato (Ernesto “CHE” Guevara).
Avendo originariamente vantato un portafoglio di sigari composto da un vitolario limitato, il marchio si è ampliato per includere un’offerta che potesse incontrare tutti i gusti dei più esigenti fumatori.
Il marchio, il cui nome ha avuto origine dal romanzo “Il conte di Monte Cristo” di Alexandre Dumas, che è stato ampliamente declamato dai lectores nella galera durante la rollatura dei sigari da parte dei torcedores, ha costantemente ampliato la propria offerta nel corso degli ultimi 80 anni.


Vitolas.
La serie Montecristo 1935 si compone di tre formati, tre sigari con misure inedite per la manifattura:
Dumas, cepo 49 x 130 mm di lunghezza.
Leyenda, cepo 55 x 165 mm di lunghezza, vitolas precedentemente usata per la edizione limitata del Montecristo 80° Aniversario.
Maltes, cepo 53 x 152 mm di lunghezza.

Vista la qualità costruttiva ed i tabacchi utilizzati per la fabbricazione dei Montecristo 1935 la nuova linea si inserisce tra i migliori sigari prodotti a Cuba.
Ognuno ha una miscela innovativa e distinta e si posiziona in alto nella scala di degustazione perchè pieni di sapore e di forza.

Il “Niuru Maru”del Salento

Alla scoperta del Negramaro Leverano DOP Riserva di Cantina Vecchia Torre.

Se dalla Puglia delle cattedrali si prosegue verso sud, ci si accorge subito quando si arriva in Salento. Il paesaggio cambia veste, a partire dalla terra, che si fa rossastra, ferrosa, un tappeto ocra disteso sotto un cielo che in estate è di un blu intenso, quasi sempre privo di nuvole. Il vento, poi, è un compagno di viaggio inseparabile, che porta con sè il profumo del mare, e che lungo la strada accarezza i mandorleti, i vigneti, i nespoli, gli albicocchi, i prugni e soprattutto gli ulivi secolari, nodosi e giganti, sentinelle di un panorama che lascia senza fiato.

Nella parte nord-occidentale della pianura salentina, a ridosso della Terra d’Arneo, che abbraccia l’arco jonico della provincia di Lecce e il cuore del Nord di questa parte di Puglia, c’è il territorio di Leverano, un piccolo Comune di poco più di 14mila abitanti, immerso nelle campagne salentine, un luogo dove il tempo si scandisce con i ritmi della terra, con le stagioni dei raccolti, con la vendemmia delle sue uve.

Ed è qui, in questo luogo che ha fatto della lentezza il segreto della straordinarietà dei suoi prodotti, che sorge Cantina Sociale Cooperativa Vecchia Torre, l’azienda vitivinicola che con i suoi 1.240 soci e una superficie vitata che supera i 1.100 ettari, da più di 60 anni – ovvero da quando gli allora 50 contadini hanno voluto credere in un sogno comune – produce uno dei vini più rappresentativi della regione, il Negramaro.

Un nome che racchiude già un gomitolo di storie, derivando dal griko, la lingua parlata in alcuni comuni della Grecìa Salentina, e in particolare dalla parola mavro, che significa nero,  unita al latino nigro. E poi un nome che acquisisce diversi sinonimi a seconda delle zone del Salento: lo chiamano Jonico a Galatina, Lacrima a Squinzano e a Latiano, Albese nei comuni compresi tra Campi Salentina e Guagnano.

“Niuru Maru” è l’origine dal dialetto locale, ovvero “nero amaro”, a sottolineare il carattere di questo vino che fino a qualche decennio fa era utilizzato per “tagliare” i vini del nord e dare loro quella spinta in colore e corpo che solo i nettari del sud sanno regalare.

Quello di Vecchia Torre Leverano DOP, poi, nella sua versione Riserva, è un viaggio da gustare lenti, perchè è un viaggio a ritroso nel passato, fatto di storie contadine, di masserie fortificate immerse nella campagna, di lavori estenuanti e racconti attorno al focarìle, il camino, prima di concludere una giornata che iniziava all’alba.

Un vino dal carattere deciso, che a chi non è abituato a corposità di questo tipo, può sembrare a tratti burbero, e che pure incanta con i suoi profumi intensi, in una calda danza di frutti rossi e maturi e accenni di pepe.

Nero come la pece si potrebbe dire, il suo colore è sangue che macchia le labbra, un rubino che in riserva si fa granato senza perdere il suo carattere impenetrabile.

14% di grado alcolico e una sensazione di calore avvolgente per questo vino che che viene per l’80% da uve autoctone di Negroamaro e per un 20% da Malvasia nera, come spesso accade nelle vinificazioni di queste uve.

Sette giorni a contatto con le bucce, 12 mesi di barrique e altri 3 mesi di affinamento in bottiglia lasciano forse immaginare la sua spina dorsale ben strutturata, il suo animo energico, asciutto,  con tannini morbidi, presenti ma mai invadenti, un retrogusto leggermente amarognolo, e una persistenza che si allunga nel finale lasciando il segno.

Un vino “maschio”, insomma, che non nasconde la sua poderosità e che sfida i succulenti piatti di carne, i taglieri di salumi e formaggi più saporiti, i ragù di selvaggina. Un vino senza mezzi termini, autentico, forte, deciso, schietto… come il popolo del Sud.

a cura di Carmela Loragno

foto dal web

CAPITOLO 1: Antonio Maselli, a Casa Tua. Cucino per Te, Cucino con Te.

Un allegro Cuoco Pugliese, con la Puglia nel cuore e sempre in valigia. Lavora come Chef e soprattutto come cuoco a domicilio per portare la Puglia a casa, ma non solo, anche all’estero tra Usa ed Europa. Ha partecipo a vari show, eventi e catering in Italia e all’estero,(Russia, Londra al World Travel Market, Taiwan, Cina). Oltre alla passione per il Buon Cibo, apprezza qualche fumata di sigaro

Antonio Maselli il fumatore:

Quando è iniziata la tua passione per i sigari e come? La passione per i sigari, se l’avanzare dell’età non mi tradisce, attorno ai 20 anni. All’epoca vivevo in Canada. Camino, Remy Martin e Don Alfonso, mio zio ne aveva una scatola. 

Cosa rappresenta per te il fumo lento? Il fumo lento per me rappresenta forza e determinazione, auto meditazione. Il giusto mix per rilassarsi e prendere anche giuste decisioni.

Se volessi descriverti con un sigaro, quale saresti e perchè? Descrivermi in un sigaro? Montecristo. Sigaro famoso, il preferito del leggendario Che Guevara e io, un pò leggendario, lo sono.

Come deve essere un buon sigaro per te? Un buon sigaro deve avere il giusto mix di sapori, profumi e aromi nulla di diverso da ciò che va in cerca il gourmet e il sommelier.

Descrivi la situazione ideale nella quale ti vedi a gustare un sigaro…in salotto sulla mia poltrona preferita e musica classica.

Sigaro: abbinaci un vino, un brano musicale o un libro, una destinazione, un’opera d’arte...Io abbinerei un buon Vescovo-Terre di San Vito (70% Malbec e 30% Sauvignon) nel patio della mia casetta in Canada, mentre leggo un romanzo di Joel Dicker con i Pink Floyd di sottofondo.

Con la tua attività ti occupi di gusto e cibo: secondo te cosa rende un piatto unico?

Ogni piatto è unico anche nella sua semplicità. Sei tu che rendi ogni piatto unico con il tuo buon umore, amore, passione che vivi in quel momento

Antonio Maselli lo chef:

Quando è nata la tua attività e come? A chi è venuta l’idea? La mia attività nasce per gioco in giro per le case di amici, lavorando in ristoranti di amici nei vari continenti. Ricordo ancora le prime “panzerottate” a casa di una cara amica e a tutti i commensali dicevo sempre “prossima volta A CASA TUA”.

Dal giocare poi la cosa prendeva sempre più piede e così nasce A CASA TUA. CUCINO PER TE, CUCINO CON TE  oltre ad altri brand.

Durante questi anni ho frequentato tra le migliori scuole del settore e corsi specifici in vari ambiti della cucina fino a collaborare con grandi Maestri nazionali e internazionali, a tenere corsi sino a salire in cattedra a Cibo a Regola d’Arte al fianco di Cracco e Oldani, oltre a rappresentare la cucina pugliese in varie nazioni tra cui Russia, Taiwan, Inghilterra, Svizzera, Canada e via dicendo.

Cosa rende il tuo lavoro speciale? Ciò che rende il mio lavoro speciale sono tutte le persone che sino ad ora ho incontrato in questi anni. La voglia di trasmettere non solo emozioni ma anche tutto il sapere legato ad ogni piatto. Non dimentichiamo che “quando insegnamo, impariamo”.

Gli aspetti positivi e negativi dell’essere oggi imprenditore al Sud. Gli aspetti positivi sono la fortuna di essere circondati dal mare e dalla terra che offre tanta materia prima senza eguali oltre al clima mite che ti fa vivere con una certa serenità

Aspetti negativi? Troppa invidia, almeno nel mio settore. La gente si svende pur di farti terra bruciata. Contenti loro, contenti tutti.

Cosa provi in questo momento di stallo e cosa stai pensando per il futuro? Questo che stiamo attraversando è un momento epocale tragico che sta mettendo a dura prova il Paese e dove molti purtroppo non avranno le forze per ripartire. 

Questo momento di stallo l’ho utilizzato a mio vantaggio. Nell’ultimo periodo mi ero rilassato troppo così sin dal primo giorno di quarantena ho stilato una “To do list” come si fa ogni volta che si apre la cucina prima di iniziare. 

Così per 8 ore al giorno ho ripreso a lavorare su me stesso: riordinare pensieri e idee, comunicazione social, riorganizzazione sito, pulizia pc, riordinare le mie cose, contatti per il lavoro post quarantena dai quali potranno nascere nuove sinergie tra Milano ed territorio estero. Ovviamente a fine giornata scatta happy hour sul balcone con sigaro e Tanqueray & Tonic.

Qual è il tuo pregio più grande e qual il tuo difetto? Un pregio? La buona fede che ripongo nel prossimo e nei miei collaboratori che spesso viene travisata e provano ad approfittarsi. Difetto? A volte concedo la terza chance.

Cosa pensa o dice la tua clientela di te? Mi dimostrano affetto e stima ogni giorno e in ogni situazione, sono la mia forza.

Il sigaro nei momenti difficili

In momenti di isolamento si ha molto tempo da dedicarsi, forse troppo. Le giornate scorrono inesorabili scandite da ritmi nettamente cadenzati, i cui spesso i punti fermi sono la sveglia, la colazione, il pranzo la cena e poi il letto.

 

Sono quasi 4 settimane, un mese di clausura radicale in cui gli unici contatti con l’esterno sono affidati ai social e al balcone di casa. Questa quarantena, assimilabile ai domiciliari per un reo, pone molti limiti a chi che come me ha la passione del fumo lento, non perchè non si disponga dei sigari, ma perchè non si dispone della lucidità per poter apprezzare il momento. L’isolamento prolungato, a mio avviso, ti porta in modo violento ad essere annebbiato, la fumata diventa un’aspetto secondario poichè assume un significato diverso, diventa un rifugio o un gesto meccanico per sconfiggere la noia delle giornate, con il rischio di diventare un gesto compulsivo. Credo che si debba mantenere un equilibrio, come in tutti gli ambiti d’altronde. Imporsi delle privazioni che ti consentano di desiderare il sigaro e di poterne apprezzare al massimo il suo potenziale. Ora più che mai, in questo momento difficile, è nostro amico e confidente in quanto in esso sono racchiusi ricordi ed è occasione di riflessione su quanto c’è stato e su quanto ci sarà.

 

 “Il sigaro è una grande risorsa in quanto inganna la fame, sconfigge la noia, rasserena, aiuta a riflettere e spesso richiama alla mente dolci ricordi.”

F.A.F. De La Rochefoucauld